Archivi categoria: libri

Olmo

 

Conosco il fondo, dice. Lo conosco con la mia grossa radice:
è quello di cui tu hai paura.
Io non ne ho paura: ci sono stata.

È il mare che senti in me,
le sue insoddisfazioni?
O la voce del nulla, che era la tua pazzia?

L’amore è un’ombra.
Come lo insegui con menzogne e pianti.
Ascolta: ecco i suoi zoccoli: è corso via, come un cavallo.

Per tutta la notte galopperò così, impetuosamente,
finché la tua testa non sarà di pietra, il tuo cuscino una zolla,
rimandando echi e echi.

O vuoi che ti porti il suono dei veleni?
Ecco, questa è la pioggia ora, questo grande azzittirsi.
È questo il suo frutto. Bianco-stagno, come arsenico.

Ho patito l’atrocità dei tramonti.
Bruciati fino alla radice
i miei filamenti rossi ardono ritti, una mano di fili di ferro.

Ora mi rompo in pezzi che volano intorno come clave.
Un vento di tale violenza
non tollera neutralità: devo urlare.

Anche la luna è spietata: vuole trascinarmi
crudelmente, lei che è sterile.
Il suo splendore mi folgora. O forse l’ho catturata.

La lascio andare. La lascio andare
diminuita e piatta, come dopo un intervento radicale.
Come mi possiedono e mi colmano i tuoi brutti sogni.

Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.

Mi terrorizza questa cosa scura
che dorme in me;
tutto il giorno ne sento il tacito rivoltarsi piumato, la malignità.

Le nuvole passano e si disperdono.
Sono questi i volti dell’amore, quelle pallide irrecuperabilità?
E per questo che agito il mio cuore?

Sono incapace di maggior conoscenza.
Cos’è questo, questa faccia
così assassina nel suo strangolio di rami?—

Sibilano i suoi acidi serpentini.
Pietrificano la volontà. Queste sono le colpe isolate e lente
che uccidono e uccidono e uccidono.

Sylvia Plat, “Tutte le poesie” Oscar Mondadori

Volevo parlare di Silvia Plath ma poi ho deciso di scrivere per intero qui una sua poesia, Olmo, che per me è la summa della sua poetica e della sua ricerca. Ve la regalo come si regalerebbe un pezzetto di sè che è più sè di qualcosa di veramente proprio.

Giulia

Giornata mondiale del libro

“Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni” F. S. Fitzgerald

Lo sapete che giorno è oggi? Oggi, 23 aprile 2018, si celebra la giornata mondiale del libro. Come se si celebrasse la giornata mondiale della vita, di tutte le vite che non avremmo potuto vivere, se quel libro non l’avessimo letto. Perché oggi? Perché proprio il 23 aprile del 1616 morirono tre grandi scrittori: Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso de la Vega, a poche ora di distanza l’uno dall’altro. E questo giorno ci ricorda anche che mezzo di conoscenza, informazione, che stimolo per la fantasia e che compagnia possa fare ad un uomo, a noi uomini, la lettura. A qualcuno ha salvato la vita, dicono. Credo che in Italia dovremmo avere più attenzione per le case editrici indipendenti. Fanno un lavoro prezioso, portando spesso alla luce dei piccoli capolavori che altrimenti resterebbero chiusi nei cassetti, e rischiano quotidianamente di essere fagocitate dalla distribuzione, dall’oligopolio delle case editrici più conosciute (che già hanno acquistato gran parte delle piccole che stavano per fallire, invece di aiutarle a vivere, e che sono anche distributori, creando uno dei conflitti d’interesse più macroscopici e meno conosciuto ed indagati in Italia). Un esempio: se avete tempo e voglia andatevi a vedere il lavoro pazzesco che fa la libreria dei Trapezisti a Roma, con la passione e la rabbia e l’amore che ci mette in tutto quello che fa e con quel portale geniale (che ha rimesso in contatto librerie e case editrici dopo anni di separazione in casa causa dito in mezzo della distribuzione) che si è inventato uno dei proprietari: http://www.trapezisti.it

21 marzo

Via Litoranea, butterata e triste come le sue puttane, è bellissima. Fugge alle ruote lenta e sconnessa. Lo cela per un lungo tratto ma la sua promessa è il mare. È un patto di sterpaglie, dune e culi negri. Di una panda antica come il mondo abbandonata al margine, nel fosso dove si indovina il sentiero e l’ipnosi della risacca. Il vento suona i suoi strumenti a fiato di flauti e ocarine. La spuma si sposta parallela, si increspa poi per me. Bava di lumaca alla foglia, si infrange e si attacca. Pigra scompare. Mi spavento a pensare che qui tutto è vita. Anche la conchiglia col buco a cui è stato succhiato via il mollusco.

Happy B Day Philip Roth

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“Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.”

Tanti auguri al più grande scrittore americano vivente. A colui che ci osserva dall’Olimpo degli autori immortali, tra i pochi ad esserlo ancora in vita, devo dire grazie. Pochi libri hanno avuto (e continuano ad avere, perché i grandi romanzi non li finisci mai davvero e i libri come quelli di Roth non si possono chiudere e lasciare sul comodino, mai) il potere e la forza che ha avuto Pastorale Americana, su di me.

Pastorale Americana io l’ho subìto, come una violenza, l’ho amato come si amano i genitori, e poi come si ama un amante e poi come si ama un marito e un figlio. E come si ama se stessi, a volte teneramente, a volte affatto. Ma non puoi fare a meno di nessuno di questi amori, come non puoi fare a meno di te stesso. E da quando è entrato a far parte della mia vita, la mia vita è cambiata. Le mie letture non sono più state le stesse. Ha influenzato tutte le mie letture successive. Ogni scelta letteraria e stilistica.

Mi sono piaciuti anche gli altri romanzi (tutti) e questo è quasi fantascienza. Un giorno troverò il coraggio e parlerò seriamente di Pastorale Americana e tutto il resto.

Nel frattempo, buon compleanno e grazie.

Le Assaggiatrici, Rosella Postorino

“Lavorare per Hitler, sacrificare la vita per lui: non era forse quello che facevano tutti i tedeschi? Ma che potessi morire così, senza nemmeno uno sparo di fucile, un’esplosione, Joseph non lo accettava. Una morte in sordina, fuori scena. Una morte da topi, non da eroi. Le donne non muoiono da eroi”.

📚 #RosellaPostorino firma il suo capolavoro #leassaggiatrici edizione #feltrinelli 📚

La storia la conosciamo, ma non l’abbiamo mai osservata da questo punto di vista. E non ce l’ha mai raccontata una donna. Volate in libreria. #donnedituttoilmondo

Le Assaggiatrici, Rosella Postorino

“Lavorare per Hitler, sacrificare la vita per lui: non era forse quello che facevano tutti i tedeschi? Ma che potessi morire così, senza nemmeno uno sparo di fucile, un’esplosione, Joseph non lo accettava. Una morte in sordina, fuori scena. Una morte da topi, non da eroi. Le donne non muoiono da eroi”.

📚 #RosellaPostorino firma il suo capolavoro #leassaggiatrici edizione #feltrinelli 📚

La storia la conosciamo, ma non l’abbiamo mai osservata da questo punto di vista. E non ce l’ha mai raccontata una donna. Volate in libreria. #donnedituttoilmondo

Buon compleanno Alessandro

“La ragione e il torto non si dividon mai con un taglio così netto, che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altra”

Oggi, nel 1875, nasceva Alessandro Manzoni.

Benché molti di noi ricordino come un supplizio la lettura dei Promessi Sposi durante gli anni del liceo, è stato uno scrittore, drammaturgo e intellettuale italiano tutt’altro che noioso per i suoi tempi. Proprio con i Promessi Sposi fece in modo di usare una lingua ‘ibrida’ tra il fiorentino colto e la lingua parlata, per arrivare ad un pubblico quanto più vasto. Un promotore dell’unità linguistica italiana ante litteram, insomma.

Fu una persona timida, riservata e… nevrotica. Sembra soffrisse di attacchi di panico e agorafobia. Insomma, Manzoni uno di noi.

Ps: i Promessi Sposi andrebbero riletti con un’attenzione speciale al tratteggio dei personaggi, sorprendentemente ironici e profondi.

Pierpaolo, ti penso ancora

Nasceva oggi, il 5 marzo del 1922, Pierpaolo Pasolini.

Un uomo che ha attraversato tutte le arti con la sua sensibilità, ma anche un attento osservatore della realtà, un incredibile scrittore e giornalista.

Prima di scoprire tutto il resto, per me è stato un poeta. E voglio celebrarlo con la prima poesia che, adolescente, mi ha commossa alle lacrime.

Supplica a mia madre

Pier Paolo Pasolini

E’ difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile.

Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame

d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,

l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Il percorso dell’amore

Stamattina ho ripreso in mano questa raccolta di racconti di Alice Munro – premio Nobel per la letteratura nel 2013 – ed è incredibile, proprio come la ricordavo. Dell’autrice canadese, Jonathan Franzen ha detto: “è uno dei pochi scrittori a cui penso quando dico che la letteratura è la mia Religione”. E quando uno dei tuoi scrittori preferiti dice una cosa del genere, non puoi far altro che credergli. E accogliere il suggerimento implicito: leggere tutto quello che è stato pubblicato di Alice Munro.