Una poesia di Maria Borio

Per la felicità
questi tocchi riesumati
potevano bastare.
Finché non ti sei voltato
e la tua voce ha battuto
con le nocche sopra al tavolo.
Allora quel vecchio
timore di riferire la vita
e trasportare la cronaca.
Così ho capito anche quello
che non c’è, un dovere
in chi inizia a osservarmi.
Non basta mai la gioia
al colmo di questi abbracci
–  e il vento, le auto
prima del silenzio…
Dici di essere più felice,
hai tolto la suoneria.
Ma niente è notte.
E guasti la trama
solo per tesserla ancora
insistendo.

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