Il nove marzo

Dietro il grande entusiasmo, la voglia di vivere e gli innumerevoli impegni della testa e del corpo, cosa c’è? La sensazione di essere sole? Chi questa sensazione la conosce sa che ci si può sentire sole a lavoro, sole nel mondo, sole a casa. Per chi capisce a cosa mi riferisco si aggiunge anche un’altra sensazione: la sensazione di dover fare sempre tutto in totale autonomia, senza chiedere aiuto, senza sentirsi stanche. Di voler fare tutto perché è così, perché si deve. Di doverlo fare bene e sorridendo perché l’epiteto di rompiscatole altrimenti ci si appiccica addosso come la A di adulterio. Io non so in che realtà avete vissuto voi, ma nella mia non sono le donne ad aver bisogno degli uomini. Noi da sole ce la facciamo, spesso alla grande. E a volte è davvero meglio essere sole che accontentarsi, discutere, frustrarsi e frustarsi vicendevolmente nei secolo dei secoli amen. Certo è che se prima di pensare anche solo lontanamente alla maternità c’hai già un figlio con la barba che sporca più di un cane e la sera t’aspetta sul divano col telecomando in mano, qualche domanda te la dovresti fare pure tu. La domanda è: Perché? Perché dopo una giornata passata a sentirsi chiamare ‘la ragazza’ dal capo e ‘tesoro’ da perfetti sconosciuti e dopo aver lottato sull’autobus per cedere il posto ad una vecchietta o per leggere un libro in bilico tra un palo e uno scalino, o peggio nel traffico, in macchina, o ancora peggio senza fare niente, perché ti devi sentire sola pure la sera, a casa tua, in quello che dovrebbe essere il tuo rifugio, la tua àncora? Oppure perché ti senti sola, quando quel rifugio che àncora non era ma peso e fardello un giorno quando torni a casa non c’è più? Mistero. Quelli che non sanno davvero stare da soli, che passano dalla mamma alla compagna, sono loro, spesso. E proprio loro si dovrebbero sentire soli, che soli non ci sanno stare. Noi che abbiamo mille risorse, che sappiamo inventarci nuove storie e nuove identità. Noi che sulle spalle portiamo il peso della sofferenza e della forza di Rosa Parks, noi che siamo ancora arrabbiate come Alma Sabatini e inquiete come Virginia Woolf. Lo spirito. L’intenzione con cui si fanno le cose, care amiche care sorelle. Ve lo dice una che vi ha scoperte, si è scoperta, da poco. Una che ha passato la vita con gli uomini e si è resa conto in corner di quanto sia bello stare tra noi, capirsi, confortarsi, ridere. Capirsi. Un verbo riflessivo che abbraccia un io, un genere, il mondo tutto. Accettarsi per quello che si è. Nella più ampia libertà di pensiero, d’espressione e d’azione. In un cammino che ci vede mano nella mano a sfidare il futuro: ‘non dimenticare il passato, la storia, ma dacci di meglio, dacci di più’.
Non siamo sole, siamo tra noi. Con noi. Per noi. Anche se c’è così tanto cammino da fare. Così tanto che abbiamo bisogno l’una dell’altra: fiere, combattive, stanche o determinate. Con l’utero, senza utero, il seno piccolo, il sedere grande, le rughe, i brufoli, i capelli arruffati, le scarpe col tacco o le scarpe da ginnastica. Che non ci rompano.

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