Archivio mensile:dicembre 2014

La solitudine dello smartphone

Esco con i miei coetanei ed è tutto un vibrare di telefonini e di “scusa un secondo, a questo devo rispondere”. Occhi verso il basso e monosillabe.

Vado a trovare quelli che fino a poco fa avrei chiamato ‘adulti’ ma che ora sono solo un’immagine precoce del futuro e mi rendo conto che è difficile attirare la loro attenzione, catturata da immagini colorate di caramelle e frutta che scorrono veloci sull’iPad o sullo smartphone (i vari Candy Crash e Farm Hero e gli altri non li conosco).

Devo essermi persa il momento esatto in cui tutto questo è avvenuto, troppo presa da altro, concentrata su me stessa e il mio piccolo nido di certezze e la mia piccola cerchia di amicizie.

Ma che solitudine fuori da quel nido, che tedio fuori da quella cerchia.

E mi chiedo, se io mi sento sola quando sto con loro, loro come si sentono quando rimangono soli?

437 giorni di psicoanalisi, Giorno 1 – Perché sono qui

È molto che tergiverso. Anni.

Questo primo incontro nella mia testa ha avuto luogo tante e tante volte. Lei ha avuto un volto che non è il suo, io ho avuto parole che mai avrei usato. Le ho raccontato storie inventate, storie vere e crimini solo immaginati. Lei mi ha consolato a volte, altre mi ha fatto sentire incompreso, alieno.

Ma non è mai andata così. Non è mai stato come oggi, adesso, qui. Il respiro mica lo sentivo così affannato. Non lo sentivo. Non respiravo nella mia immaginazione. L’aria non è mai stata un problema, nella mia immaginazione. Invece adesso, qui, non riesco a parlare bene perché non riesco a prendere aria.

E non so bene cosa dire. Lei non mi fa domande e le mani sudano e le dita si intrecciano. Cerco di ricordare le cose che le raccontavo quando ero altrove. Le raccontavo che tutto a volte fa male. Che alcuni giorni il letto è la sola alternativa alla vita. Che le cose di cui mi pento superano di gran lunga quelle di cui vado fiero.

Ma adesso che mi guarda, zitto, il suo sguardo mi trapassa e le sue mani appoggiate sulle ginocchia sono una condanna senza appello, ecco, io non le trovo più quelle parole. Forse sarebbe meglio interrompere qui. Sì, meglio tornare un’altra volta. La prossima settimana. Sì, giovedì alle diciotto. Arrivederci. No, non c’è bisogno che mi accompagni. A giovedì.