Terrore da raccolta differenziata

Una settimana fa stavo tornando a casa. Entrando nella via dove abito vedo un uomo dall’aria confusa fermo in mezzo alla strada. Il soggetto mi appare spaesato e si guarda intorno brandendo una busta zeppa carica di immondizia. Sembra che non riesca a trovare qualcosa. Che è successo? Il povero ignaro probabilmente non aveva saputo che la raccolta differenziata è arrivata anche a Roma sud. E che il caro vecchio rassicurante secchione dell’indifferenziata non c’è più. Anzi, ancora qualcuno se ne trova in giro, ma scarseggiano. Da allora mi capita di vedere in giro macchine che inchiodano davanti a un’isola di cassonetti vecchio stile, persone che si catapultano dalla autovettura con una quantità esagerata di pattume tra le mani, che lanciano alla ‘ndo cojo cojo’ e sgommano via, con espressione preoccupatissima, senza smettere di guardarsi intorno in preda alle manie di persecuzione. Ogni persona può essere un funzionario dell’AMA in borghese, ogni altra macchina una spia.

E piccole montagne di rifiuti iniziano a formarsi sui cigli delle strade, ahimè.

Anche i più virtuosi, coloro che hanno accettato di buon grado l’idea di fare – finalmente – la raccolta differenziata, devono affrontare momenti di sconforto quando l’AMA tarda a ritirare i secchi e gli appartamenti iniziano ad essere caratterizzati da quell’olezzo che solo un’ingenua cena di pesce di due giorni prima può regalare. Però andava fatto. E’ giusto e siamo anche in netto ritardo rispetto non solo ad altri paesi ma ad altre città italiane. Forse si poteva fare un po’ di sensibilizzazione in più, giusto per far capire ai più ritrosi che perdere qualche minuto al giorno (all’inizio!) per capire dove buttare cosa e perché sia un buon investimento per il futuro di questo pianeta e dei figli che – forse – lo popoleranno.

Io ho studiato e sono pronta. E anche se sto facendo una campagna di sensibilizzazione al riguardo manco fossi stipendiata da Roma Capitale, ammetto di avere una perplessità. Perché i bisogni dei nostri animali da compagnia devono essere messi nella busta dell’indifferenziata se buttati a casa (per il porta a porta) e nel cassonetto verde/grigio, quello dei materiali non riciclabili? Scusate, la cacca non è il materiale riciclabile per eccellenza, l’elemento naturale del riciclo per antonomasia? Non ci si poteva ricavare pure l’energia elettrica, oltre che farne concime? Vorrei, oltre le campane del vetro, le campane della cacca, grazie.

Ba(u)!

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