Cosa abbiamo da perdere?

Siamo ossessionati da quello che non facciamo.
Le nostre vite piene di tante cose sono vuote, perché non siamo liberi.
Da mesi raccolgo le testimonianza di precarietà ed infelicità di amici e conoscenti. Le mie di precarietà e di infelicità parlano da sole e le conosco bene. E mi chiedo come mai. Perché siamo così insoddisfatti. Chi non ha il lavoro, chi ne ha troppi che non ne fanno nemmeno uno, chi ce l’ha ma è intrappolato, nevrotico, svuotato. Chi non ha un compagno, chi ce l’ha ma non fa testo, chi ce l’ha ed ha una relazione sana e serena ma…
Tutti infelici. Vorremmo qualcos’altro. Io avrei voluto fare la scrittrice, ma lo sapete voi quanto tempo bisogna avere a disposizione per scrivere quando non lo si fa per passatempo? Tu avresti voluto fare l’attore ma a trent’anni come si fa ad andare avanti senza un reddito ‘sicuro’? E ancora, tu pensavi che avresti fatto l’architetto e disegnato progetti, costruito abitazioni. E ora che ci fai in quell’ufficio a fare telefonate dalla mattina alla sera? Qualcuno ci ha detto cosa sarebbe successo dopo? Dopo i pensieri, dopo che veniamo scaricati nella vita vera, quella fuori dalla porta di casa di mamma e papà? Cosa significa lavorare? Cosa significa vivere, essere autonomi? La colpa di chi è? Siamo noi che non abbiamo saputo crescere oppure è stato così anche per i nostri genitori, per i nostri nonni? Qualcuno ci avrebbe dovuto preparare?
Ho capito, ignorando l’incalzare delle domande, che siamo stati molto sfortunati. Le crisi esistenziali, la paura del futuro. Tutti prima o poi vengono trascinati giù da un’emotività traballante. Ma noi non abbiamo solo un’immagine appannata e ancora da definire di noi stessi. Tutto quello che ci circonda è appannato e incerto. Un punto di riferimento quando non sappiamo dove aggrapparci, in cosa lo possiamo identificare? Fuori non ci si capisce niente e fuggire da noi stessi non è mai stato così difficile. Per andare dove? In questo senso di impotenza generalizzato, in cui ci facciamo sfruttare in lavori sottopagati e logoranti, con la famosa crisi che non so voi ma per me non è un concetto astratto ma riesco a toccarla con entrambe le mani, scorgo un piccolo lume. Ancora non l’ho individuato, va bene. Però lo percepisco. E mi sto convincendo che in questo caos senza senso mentre annaspiamo per inventarci qualcosa si fa strada una possibilità. L’opportunità di scommettere su noi stessi, di dirci: ce la faremo! Di trovare dentro di noi le risorse che non esistono più fuori.
Forse possiamo provare a fare quello che avremmo voluto e non abbiamo mai tentato. Da perdere abbiamo davvero poco.
Forza e coraggio.

5 pensieri su “Cosa abbiamo da perdere?

  1. Ti capisco in pieno! Anch’io avrei voluto fare la scrittrice e questo pensiero non mi abbandona mai, rendendo tutto il resto piuttosto grigio. Secondo me l’errore, se così si può chiamare, è stato farci credere che, nella vita, saremmo potuti diventare chiunque avremmo voluto. Chi pittore, chi astronauta, chi maestra e chi dottore. Nessuno ci ha detto che, spesso, bisogna accontentarsi e fare qualcos’altro.
    Nel nostro paese,ormai, non c’è quasi più nemmeno la possibilità di accontentarsi e di fare qualcosa d’altro.
    Tutto ciò è molto deprimente e tutte le sere sentiamo quel sogno sbatacchiare dentro al cassetto ed un peso nel cuore.

    Mi piace

    1. Hai ragione. Abbiamo creduto che avremmo potuto fare tutto, che saremmo potuti diventare quello che desideravamo. Ora che è più che chiaro che questo non è possibile, l’horror vacui. Però, cara amica di penna, tentiamo una reazione, una qualsiasi che ci avvicini a quel sogno, che ci aiuti a non chiudere per sempre quel cassetto. Anche parlarne liberamente, come stiamo facendo adesso ci avvicina a quel noi che tutto il resto allontana. Anche condividere, e sentirci meno sole.
      Un abbraccio virtuale

      Mi piace

  2. Io ci provo tutti i giorni a raggiungere quel piccolo lume. Condivido pienamente questo tuo pensiero. Io facendo il disegnatore, l’illustratore, insomma facendo una lavoro per così dire artistico, non mi sono mai sentito esattamente incasellato in una società nella quale da un momento all’altro mi sono ritrovato scaraventato senza avere la minima preparazione per pensare ad un piano alternativo a quella che vorrei fosse la mia vita vera. Diciamo che a 37 anni ormai sono più che convinto che l’unica cosa che so fare veramente (e su cui voglio sempre e costantemente migliorare) è disegnare e dipingere. Ovviamente questo non farà mai di me una persona ricca, nel senso più comune che questo termine al giorno d’oggi può significare, ma sicuramente mi sentirò più vivo di molti altri. C’è da dire che è molto difficile, complicato, alle volte frustrante a un livello tale che ti consuma, ma che alternativa avrei? Almeno ora riesco ad alternare sorrisi a periodi bui, cosa che, quando mi capitava di dover fare altri lavori per sopravvivere, non avevo, ero totalmente violentato da una vita e società che richiede solo di produrre e consumare, un piccolo ingranaggio insomma, sostituibile e non indispensabile. Nessuno da piccolo mi aveva detto che le cose sarebbero andate in questo modo, non so se sia il caso di dare la colpa a qualcuno o qualcosa. Sicuramente mi sono state raccontate e fatte molte promesse in cambio di un impegno che ho speso nella mia adolescenza verso cose di cui poi ho iniziato a disinteressarmi totalmente. E’ stranamente surreale e illogico il comportamento della specie umana, di questi tempi è ancor più evidente, ma mi accorgo anche del grosso divario che sta crescendo tra chi pensa che tutti e tutto vadan sfruttati quanto più possibile per il semplice concetto dell’accumulo di beni inutili a discapito della parte che maggiormente l’essere umano dovrebbe sviluppare di se per raggiungere quella che è la sua reale natura divina. Ma qui entriamo in un discorso e pensieri assai lunghi e che richiederebbero un mio contributo assai più esteso per chiarire il mio punto di vista che in ogni caso ci tengo a precisare è del tutto estraneo ad un concetto religioso qualsiasi ma si basa anzi su tutta una serie di teorie e collegamenti, tra le varie scienze umane e non, di ben più ampio respiro 🙂

    Mi piace

    1. Caro Fabio, hai centrato il punto.
      Hai fatto una scelta. Una scelta che certo non farà di te un uomo ricco dal punto di vista materiale ma sicuramente ricchissimo da molti altri punti di vista. Inoltre chi possiede un talento, di qualsiasi natura esso sia, commette un sacrilegio ignorandolo. Mi piacerebbe molto che storie come la tua potessero essere d’ispirazione per chi sta attraversando un momento particolarmente buio ed è convinto di dover soccombere a dettami e leggi che non sono le sue, per sopravvivere. Un sorriso e un’iniezione d’ottimismo a me li hai regalati. Mi armo di coraggio e non demordo!
      Un saluto

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...