Archivio mensile:aprile 2014

La profezia disattesa – Giorno 103 di: 437 giorni di psicoanalisi

C’è come nel corpo un brandello di testa.

Una scheggia di encefalo che vaga nei muscoli, nei nervi.

Che controlla gli spasmi e i battiti.

Che non lascia libero il cumulo di pelle e ossa e peli che compone la mia massa – e completa il puzzle della mia struttura – di seguire l’evoluzione naturale in direzione fine.

Che lo minaccia, giorno dopo giorno: guarda che oggi può essere l’ultimo.

 

Son sempre stato convinto che sarei morto giovane. Di malattia. E ora che ho 60 anni mi sento tradito dal mio destino, usurpato d’un diritto che m’è stato negato. M’è stato tolto il piacere dell’aver ragione. Ho dovuto chiedere scusa a me stesso per aver vissuto di e nella paura che fosse l’ultimo giorno. Da trent’anni per me è l’ultimo giorno. L’ultimo caffè, l’ultima cena. Sono un ipocondriaco disatteso, dottore. Ho costruito una vita intorno alla bugia d’una morte prematura. Ed ora sono qui con lei a cercare spiegazioni, a raccontarmi storie sul perché non s’è verificato il verificabile. E ora che veramente quelli che vivo potrebbero essere gli ultimi giorni, sono incosciente come non lo sono mai stato a vent’anni.

Ieri ho fumato la prima sigaretta della mia vita, dottore. Ho sentito dire che la prima volta non piace, di solito.

A me è piaciuta molto.

 

La deriva degli insulti gratuiti sui social network

Questa aggressività nel commentare su facebook i post degli ‘amici’, le pagine dei personaggi pubblici e quelle d’informazione è inquietante. Per non parlare di twitter. Picchi di ferocia inspiegabili, che difficilmente qualcuno userebbe nella vita. Sintomo di codardia per chi commenta con toni così accesi. Ma anche di limitata intelligenza per chi si risente di tali commenti. I social network sono sicuramente uno strumento importante di condivisione ed informazione ormai. Ma ricordiamoci che la felicità derivante dalla condivisione non coincide con un ‘like‘ ma con ben altro nella vita lontano dalla tastiera.  E che l’informazione è un sostantivo ricco di significato, ben più complesso delle tre righe sottostanti un link di Repubblica. Senza tenere in considerazione il fatto che la pluralità d’opinioni dovrebbe essere anche una risorsa e che un vaffanculo detto ad un amico per divergenza di punti di vista davanti ad un caffè è ben diverso da un vaffanculo messo per iscritto. Multum … viva vox facit.

Comunque mo’ iniziano pure le belle giornate, annateve a fa’ na passeggiata.

Quando il cielo diventa bianco – Giorno 401 di: 437 giorni di psicoanalisi

Ho alzato gli occhi ed era tutto bianco.

Eravamo in macchina, saranno state le undici di sera. Non mi sentivo molto bene ma gli altri volevano uscire. Siamo in vacanza, va bene, usciamo. Usciamo e andiamo al locale quello in cima, su in alto, sul precipizio. D’altronde i locali sono due sull’isola, o quello su o quello giù quindi. Quello su è più frequentato, la musica è più alta, la fila per entrare è più lunga. Siamo in macchina e un lampo illumina gli interni a giorno. Solo che poi rimane tutto illuminato, quindi forse non era un lampo. Forse non era solo un lampo. Mi affaccio dal finestrino, sono seduto vicino al guidatore, e guardo il cielo. Il cielo che è tutto bianco e minaccia pioggia. Quando il cielo è bianco di che colore sarà la pioggia che minaccia? Io me l’ero immaginata nera, vischiosa. A contrasto. Eppure la pioggia del cielo bianco è stata una pioggia normale, d’acqua e secchiate come tutte le piogge estive. Strano, vero? Da quel giorno non mi sono più fidato dell’inaspettato. All’inaspettato non segue lo straordinario. Torna semplicemente l’atteso, qualcosa che possa essere codificato in modo semplice. E la delusione della pioggia ordinaria, dopo l’anomalia del cielo bianco non mi ha più lasciato. Un senso profondo di solitudine accompagna i rari momenti di stupore da allora, sempre.

E’ questo il motivo della mia disillusione, dottore. Il cielo bianco.