A proposito di nuvole e insetti: iperattività cerebrale

Marzo 2008, Auditorium Parco della Musica, Roma. Lectio magistralis del fisico e matematico Freeman Dyson:

“Alcuni matematici sono uccelli, altri rane. Gli uccelli volano alti nel cielo e di lì contemplano gli ampi panorami della matematica fino al lontano orizzonte. Si dilettano di concetti che unificano il pensiero e mettono insieme problemi che provengono da parti diverse del paesaggio. Le rane invece vivono negli stagni e vedono solo le piante che hanno intorno. Hanno il piacere del dettaglio e risolvono i problemi esaminandone uno alla volta. La matematica ha bisogno di entrambi: uccelli e rane. È una disciplina vasta e meravigliosa proprio perché comprende gli ampi orizzonti contemplati dagli uccelli e i complessi dettagli indagati dalle rane. La matematica è al tempo stesso grande arte e somma scienza perché combina concetti generali e strutture profonde. È stupido sostenere che gli uccelli sono migliori delle rane perché guardano lontano o che le rane sono migliori degli uccelli perché il loro sguardo scruta le cose in profondità. Il mondo della matematica è al contempo vasto e profondo, e per esplorarlo c’è bisogno della collaborazione tra uccelli e rane.”

Io, che non sono né fisica né matematica, trovo che questa metafora possa essere applicata a molte discipline e ad innumerevoli aspetti del nostro – spesso – cieco peregrinare. Anzi, che ogni uomo possa essere rana o uccello, insetto o nuvola. Anche a volte insetto e a volte nuvola. Esistono parecchie variabili ed è assai probabile che abbiate avuto, in diversi momenti della vostra vita, visioni dettagliate o visioni generali, anche dello stesso identico problema. 

Io non so perché a marzo del 2008 sono andata al Festival della Matematica pur avendo seri problemi ad effettuare una divisione in colonna, carta e penna alla mano. Ma so che a volte quando ti trovi per caso in un contesto nuovo, potresti correre il rischio di sentirti inaspettatamente a casa. L’iperattività cerebrale rende curiosi, la curiosità spinge a vivere situazioni surreali. Come quella volta che ho scoperto che la penso come un matematico del ’23.

 

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